Convegno “Fuori dal sistema dell’arte”

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Il terzo appuntamento d’incontri del progetto Creative-Lab affronta il tema degli artisti che operano ai confini, se non deliberatamente ‘fuori’, dal sistema dell’arte.

Il convegno “Fuori dal sistema dell’arte si svolgerà sabato 11 luglio alle ore 16.00 presso il centro Congressi Marconi – Alcamo, corso VI Aprile, 115.
L’incontro si apre con la proiezione del cortometraggio di ZEPstudio “Giovanni Bosco, Dottore di Tutto”. Realizzato nel 2009 per divulgare l’opera dell’artista castellammarese Giovanni Bosco, il documentario attraverso i dialoghi e le parole dell’artista diventa una delicata testimonianza sul senso dell’arte e sulla necessità di praticarla come strumento irrinunciabile e primario dell’espressione umana.
Gli irregolari, come li definisce Eva Di Stefano, indicano un differente modo di intendere l’arte, ‘fuori’ dalle regole, ‘fuori’ dal mercato, con unico riferimento il rapporto simbiotico e irrinunciabile che ognuno di loro instaura con la propria opera.

Il dibattito è moderato da Gianfranco Marrone, professore ordinario di Semiotica all’Università di Palermo, esperto di Comunicazione e autore di numerosi saggi e pubblicazioni, e prevede gli interventi di Marina Giordano, critico e storica dell’arte, e dell’artista Alfonso Leto.


“Giovanni Bosco, Dottore di Tutto”, 2009

23′, colore
Produzione, regia, montaggio: ZEPstudio

Gianfranco Marrone, saggista e scrittore, lavora sui linguaggi e i discorsi della contemporaneità. È professore ordinario di Semiotica all’Università di Palermo. Delegato del Rettore allo sviluppo e al coordinamento delle attività di comunicazione dell’Ateneo, dirige il Master su La Cultura e la comunicazione del gusto. Insegna Semiotica dell’alimentazione e del gusto all’Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo. Giornalista pubblicista, collabora con diversi quotidiani e riviste, tra cui “doppiozero” e “Alfabeta2″. Tiene la rubrica “ccà ddà ddocu” sul magazine I love Sicilia. Dirige E/C, rivista dell’Associazione italiana di studi semiotici (www.ec-aiss.it); fa parte del Comitato scientifico del Centro internazionale di scienze semiotiche di Urbino e delle riviste Versus, Carte semiotiche, Lexia, Actes Sémiotiques, LId’O. Con Paolo Fabbri dirige la collana Insegne presso l’editore Mimesis di Milano e fa parte di comitati scientifici di diverse collezioni editoriali. Svolge ricerche qualitative sulla comunicazione di brand per enti pubblici e aziende private. Lavora nel campo della sociosemiotica occupandosi di tematiche legate alla spazialità urbana, al cibo e all’alimentazione, ai media, alla politica, alla pubblicità, al giornalismo. È interessato al rapporto tra semiotica, estetica, sensorialità e corpo. Si occupa di comunicazione, estetica, teoria e analisi letteraria dal punto di vista della filosofia del linguaggio e della teoria della significazione. Tra i suoi scritti: Il sistema di Barthes (1994), Estetica del telegiornale (1998), C’era una volta il telefonino (1999), Corpi sociali (2001), Montalbano (2003), La Cura Ludovico (2005), Il discorso di marca (2007), L’invenzione del testo (2010), Addio alla Natura (2011), Introduzione alla semiotica del testo (2011), Ccà ddà ddocu (2011), Stupidità (2012), Figure di città (2013), Gastromania (2014), The Invention of the Text (2014), Dilettante per professione (2015). Ha introdotto e tradotto, in lingua italiana, diverse opere di Roland Barthes e di Algirdas J. Greimas.

Marina Giordano. Storica dell’arte, critico e curatore, è docente di Storia dell’arte nella scuola Secondaria Superiore e professore a contratto all’Università di Palermo.
Dottore di Ricerca presso l’Ateneo siciliano e specializzata in Archeologia e Storia dell’Arte presso l’Università di Siena, è autrice della monografia Sonia Delaunay. La danza del colore (2003), del saggio Palermo ’60. Arti visive, fatti luoghi protagonisti (2006); di Trame d’artista il tessuto nell’arte contemporanea (2012). Come assegnista di ricerca presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Palermo ha svolto una ricerca sul tema dell’uso del medium tessile nelle artiste donne dal Novecento a oggi. In relazione a questo argomento ha partecipato a convegni internazionali a Ginevra, Munster e Parigi. Collabora con riviste specializzate nazionali tra cui Il Giornale dell’Arte, Arte e Critica, Jacquard.

Alfonso Leto, artista, matura la sua formazione a Palermo in quella particolare stagione creativa segnata dalle presenze di Toti Garraffa, Gaetano Testa, Francesco Carbone. A metà degli anni Ottanta espone le sue opere nell’antico eremo della Quisquina, presentate da Achille Bonito Oliva e da Fulvio Abbate. Nel 1989 espone alla galleria La Nuova Pesa di Roma, Palazzo delle Esposizioni, “Giovani Artisti IV-1992″, Premio Michetti 1992 e Premio Marche 1994, entrambi a cura di Renato Barilli; “Disincanti”, Galleria La Nuova Pesa, Roma; “Nutrimenti dell’arte”, Erice 1995; “Oscar”, La Nuova Pesa, Roma (con Silvio Wolf e Dario Ghibaudo) e Castello Colonna a Genazzano 1997; “I Percorsi del Sublime”, Albergo delle Povere, Palermo 1999 (con Consagra, Isgrò, Accardi, Salvo, Romano, Guccione); “Novecento siciliano”, mostra itinerante in sedi museali di Mosca, Barcellona e Palermo, 2004; “Misteri gaudiosi”, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma 1999 e Art Gallery Banchi Nuovi, Roma 2000.
«Disincarnato da ogni interesse specifico, l’arte di Leto produce un linguaggio letale per ogni senso comune, legato sempre all’economia di una ragione pratica», scrive Achille Bonito Oliva in uno dei suoi testi che hanno più volte accompagnato il lavoro dell’artista (1997, “Leto contro il metodo”, Fondazione Orestiadi, 1995; “Opere giovanili”, Villa Trabia, Palermo; “Arte Terminale”, 1998-99: Art Gallery Banchi Nuovi, Roma; Istituto Italiano di Cultura, Madrid, Fundacion Ludwig, L’Avana).

Ha, inoltre, contribuito copiosamente all’attività della Fondazione Orestiadi: tra il 2001 e il 2002 ha allestito la collezione d’arte contemporanea del Museo delle Trame Mediterranee, prendendo anche parte alle mostre itineranti “Corrispondenze” (Amman, Il Cairo, Damasco) e “Artistes italiens Contemporains de la Fondazione Orestiadi” (Algeri); nel 2002 ha realizzato l’installazione commemorativa “Meteoriti”, oggi collocata in permanenza nel cimitero di Gibellina. Edward Lucie Smith ha incluso il suo lavoro nell’edizione 2001 di Annual Development/New european artists (ediz. Imprincta, Amsterdam, 2001). Ha preso parte a diversi eventi promossi da Museum di Bagheria, Fiumara d’arte, Goethe Institut. Nel 2007, con altri artisti rappresentativi dell’arte siciliana di diverse generazioni, ha esposto a Bruxelles, al Parlamento Europeo per la mostra “L’isola che c’è”, progetto curato da Emilia Valenza. Leto vive a Santo Stefano Quisquina. È docente di Arte e Immagine nelle scuole medie e la sua didattica è attivamente orientata verso la promozione e la diffusione della sensibilità contemporanea nei linguaggi espressivi tra le più giovani generazioni.

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