Alcamo (Àrcamu in siciliano) è un comune italiano di 45.985 abitanti della provincia di Trapani in Sicilia.

Alcamo è situata al confine con la provincia di Palermo, a una distanza di circa 50 km sia da Palermo che da Trapani. Sorge ai piedi del Monte Bonifato.

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Il territorio comunale oggi si estende su una superficie di 130,79 km².

A nord è bagnata dal mar Tirreno, confina ad est con i comuni di Balestrate e Partinico, a sud con quello di Camporeale e ad ovest con quelli di Calatafimi Segesta e Castellammare del Golfo.

La sua più importante frazione è Alcamo Marina, che dista circa 6 km dal centro cittadino.

Prime testimonianze

Sebbene una leggenda la voglia sorta sulle rovine di un insediamento romano noto col nome di Longaricum (nello stendardo le due collinette rappresenterebbero rispettivamente Longaricum e Alcamo), la prima testimonianza sull’esistenza di Alcamo risale al 1154 grazie ad un passo del Libro di Ruggero II, scritto dal geografo berbero Idrisi per ordine del re normanno al fine di ottenere una raccolta di carte geografiche. Lo scrittore descrive, da più di un miglio arabo di distanza, la posizione di Alcamo dal castello di Calatubo (tutt’oggi visibile all’interno del territorio comunale) e la definisce manzil ovvero “casale o gruppo di case” con terre fertili e un fiorente mercato. Un diario del 1185 di un pellegrino andaluso conferma l’origine araba della cittadina; quest’ultimo, in viaggio da Palermo a Trapani, si fermò ad Alcamo che definì beleda: paese con moschee e mercato.

Età medievale

La città ha subìto il succedersi di diverse dominazioni: agli Arabi succedettero dapprima i Normanni e poi gli Svevi, in questo periodo l’attuale centro storico era abitato da musulmani e diviso nei quattro casali di S. Vito, S. Leonardo, S. Ippolito e S. Nicolò. Una serie di rivolte dei saraceni tra il 1221 e il 1243 indusse l’imperatore Federico II di Svevia a deportare la popolazione araba da Alcamo e i casali divennero gradualmente cristiani. La città passò quindi nelle mani di diversi feudatari, dapprima i Ventimiglia, di cui rimangono i resti dell’omonimo castello sulla cima del Monte Bonifato, poi i Conti di Modica, il cui castello è tutt’oggi presente in ottime condizioni allorché restaurato in tempi recenti. Il castello risalirebbe al XIV-XV secolo ad opera della famiglia Peralta e fu successivamente completato dai feudatari Enrico e Federico Chiaramonte. Fu in possesso dei Cabrera Conti di Modica fino al 1812, in seguito,durante il regno d’Italia fu adibito a carcere fino agli anni sessanta, soggiornò nel 1535 l’Imperatore Carlo V. La struttura del castello è a forma romboidale con 4 torri delle quali 2 quadrate presenti agli angoli e 2 circolari unite da cortine. Nelle varie torri era presente una stanza di tortura per i prigionieri, locali per le sentinelle ed alloggi per i sovrani di passaggio. Una delle caratteristiche peculiari del castello è data dalle spesse mura che lo delimitano, le quali un tempo difendevano egregiamente l’edificio dagli attacchi nemici.

Castello dei Conti di Modica

Intorno al 1500, per un periodo la città si trovo sotto la giurisdizione del capitano di giustizia Ferdinando Vega, che combatté le incursioni dei pirati turchi. Il centro abitato viene cinto da mura difensive merlate che comunicavano con l’esterno attraverso quattro porte: Porta Palermo alla fine dell’attuale via Rossotti, Porta Corleone alla fine dell’attuale via Comm. Navarra, Porta di Gesù posta di fronte alla chiesa Santa Maria di Gesù attigua al convento dei Francescani, e Porta Trapani posta all’inizio di via Comm. Navarra. Nel 1535, in onore dell’imperatore Carlo V di passaggio per Alcamo, di ritorno dalla Tunisia, fu chiusa la vecchia Porta Trapani e ne furono aperte altre quattro: Porta stella, Porta Nuova e le nuove Porta Trapani e Porta Palermo poste all’ingresso e alla fine dell’attuale corso VI Aprile che venne chiamato Corso Imperiale.

Nel XVI secolo si ha una svolta in senso culturale per la città di Alcamo, la quale ebbe alcune scuole e dei dotti insegnanti, tra cui il poeta ed erudito Sebastiano Bagolino (1562-1604). In questo periodo avvenne anche l’apparizione della Madonna ad alcune popolane e il ritrovamento dell’immagine della Madonna, poi venerata col titolo di Maria Santissima dei Miracoli (1547). Tra il 1574 e il 1575, mentre fiorivano l’architettura e la scultura, la popolazione alcamese venne decimata dalla peste. In quel periodo i cadaveri degli appestati furono sepolti nel cimitero di S. Ippolito. Il XVII secolo per Alcamo fu ancora contrassegnato da pestilenze e moti popolari. Però questo fu un periodo d’oro per le arti, con la costruzione della Chiesa Madre, su progetto degli architetti Angelo Italia e Giuseppe Diamante, il cui interno fu decorato anche con 38 splendidi affreschi del pittore fiammingo Guglielmo Borremans (1699). Di quel periodo furono anche la ristrutturazione della chiesa di S. Oliva, la ricostruzione della chiesa di SS. Paolo e Bartolomeo, il completamento della monumentale chiesa del Collegio e della chiesa di San Francesco di Paola. Inoltre nel 1667 Mariano Ballo fece costruire un teatro, il teatro Ferrigno, in seguito ribattezzato cine-teatro Euro, e dopo i recenti restauri, teatro Cielo d’Alcamo.

La città, dopo le epidemie ebbe un ripopolamento solo nel XVIII secolo, nel 1798 la popolazione era già di 13.000 abitanti. Nel 1787 viene descritta in maniera positiva negli appunti di viaggio di Goethe.

Con l’avvento del XIX secolo Alcamo diventò demanio regio, e in rappresentanza della città furono membri del parlamento siciliano gli arcipreti Stefano Triolo Galifi e Giuseppe Virgilio e il barone Felice Pastore. Nel 1820 una rivolta diede luogo ad assassinî e saccheggi, alla liberazione di delinquenti dal carcere e all’incendio degli archivi comunali. Nel 1829 l’ennesima epidemia, questa volta di colera, decimò buona parte della popolazione. Nel 1843 venne iniziata la costruzione dell’attuale palazzo comunale, su un terreno che apparteneva al barone Felice Pastore. Durante il Risorgimento molti cittadini alcamesi hanno una partecipazione attiva.

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